L’EX PROCURATORE GIAN CARLO CASELLI A STRESA PER PARLARE DI AGROMAFIE AI RAGAZZI DEL MAGGIA

“Io incontro tante scuole e devo dire che siete tra le platee più attente e silenziose che abbia mai avuto, se dovessi dare un voto sarebbe un dieci e lode”. Sono le parole di Gian Carlo Caselli, Ex Procuratore Capo della Repubblica di Torino, rivolte agli studenti delle classi terze, quarte e quinte dell’Istituto Erminio Maggia. L’occasione era l’incontro-dibattito “Le Agromafie e le nuove norme in materia di reati agroalimentari”, organizzato dall’Istituto E. Maggia insieme con l’Associazione Libera di Verbania e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Stresa. La conferenza ha avuto luogo il 9 ottobre al Palazzo dei Congressi di Stresa e Caselli è intervenuto in qualità di dirigente in Coldiretti della segreteria scientifica dell’Osservatorio sulla criminalità nel settore agroalimentare. In sala, a fare servizio e ad accogliere gli ospiti c’erano gli studenti della 5°A Accoglienza turistica.

Sono state due ore di discorsi complessi, interessanti, formativi, con un linguaggio che è andato dritto al cuore e alle teste dei ragazzi. Caselli ha esordito spiegando il concetto di legalità: “La legalità è l’osservanza delle regole, ad alcuni può sembrare un fastidio o una questione di guardie e ladri, ma non è così: è necessaria, è un vantaggio e ci fa vivere meglio, evita il caos”. L’ex procuratore è poi entrato nel vivo, mettendo in guardia gli studenti in platea: “Voglio citare le parole di Peppino Impastato e chiedo scusa per il linguaggio. Impastato diceva che la mafia è una montagna di merda. Questo e soltanto questo è la mafia, ragazzi, non lasciatevi ingannare dalle immagini televisive brillanti della criminalità organizzata”.

L’ex procuratore ha spiegato i fondamentali: “la mafia è una macchina da soldi”, che fa perdere 150 miliardi di euro l’anno al Paese. Esiste da due secoli ma si è evoluta, ora è “silente”, “liquida” e “camaleontica”. E’ la mafia dei colletti bianchi, che usa la violenza come extrema ratio, non fa scorrere il sangue se riesce a ottenere risultati tramite la pressione, l’intimidazione o la corruzione. Poi l’ex magistrato ha parlato di agromafie, della criminalità che pervade il settore dell’agricoltura, dal campo allo scaffale, alla tavola. Caselli ha fornito molti esempi: “In alcune aree i mafiosi sono padroni dell’acqua, dominano nel trasporto, sono forti nella distribuzione, a volte fissano i prezzi unilateralmente, spesso hanno sostituito il pizzo entrando direttamente in società e rilevando negozi, ristoranti e bar. Non vanno dimenticati i terreni fertili del falso bio e degli acquisti online. La mafia è anche partecipe dell’Italian sounding, quel fenomeno per cui ditte straniere o italiane delocalizzate producono cibo o bevande con involucri che sono un trionfo di bandiere tricolori e scritte che evocano l’Italia, ma che non hanno nulla di italiano”.

La mafia, insomma, è una e centomila, capace di modernizzarsi e sfruttare i trend, come succede con i wine kit e i cheese kit (“Scatoloni con l’occorrente per farsi in casa il Barolo o il pecorino e la mozzarella, prodotti a basso costo che fanno male alla salute”, ha spiegato l’ex procuratore). Prima della conferenza il referente di Libera Vco Eugenio Bonolis ha ricordato che Caselli ha alle spalle oltre 50 anni di magistratura, anni difficili e sanguinari in cui si è occupato di terrorismo e di mafie. Alla platea l’ex magistrato ha raccontato anche un po’ di sé, di che cosa vuol dire vivere con la scorta, che “ti salva la vita, ma te la cambia anche”. Il messaggio che ha voluto dare agli studenti è di coraggio e perseveranza: “Bisogna combattere le mafie, non averne paura”.

Caselli ha in seguito illustrato le ragioni per cui le mani della mafia sono finite anche sul settore agroalimentare. “L’agricoltura “tira”, come marchio made in Italy, con tanti giovani imprenditori agricoli, perché è un comparto che cresce e tiene anche in tempi di crisi. Per questi motivi attira la mafia, che è interessata a guadagnare tanto con poco rischio”. Il problema – ha affermato - è la mancanza di regole: “La normativa attuale dell’agroalimentare non funziona, è un colabrodo non adatto a contrastare le agromafie in un mondo globalizzato”. Caselli ha quindi esortato al cambiamento: “Le leggi vanno modificate, ci vuole una riforma della normativa, nell’interesse della collettività”.

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